…Frenki

…quando vidi, tre anni fa, quel gattone nero dai lunghi baffi bianchi, pelle e ossa e con la testa e il corpo rigonfio di pus e ferite, pensai che avesse chissà quale malattia.
Il vicinato lo scacciava in malo modo e non potevo biasimarli, anche se la pena che mi trasmetteva guardandolo, andava oltre quelle ferite.
Si era rifugiato per sfuggire, sicuramente, agli attacchi di gatti forti e prepotenti, nella piazzetta dove abitava un mio collega di lavoro.
Anche non volendomene interessare, ero costretta dovendo usufruire del passaggio in macchina, a vederlo ogni giorno.
Aveva gli occhi di un verde intenso, che tra i pochi peli neri rimastogli sul viso, spiccavano come due fari, ma lo sguardo non supplicava, al contrario era trucido, tanto che dopo qualche giorno lo chiamai il gatto killer.
Una volta rassicurata, dal veterinario di fiducia, che quel che aveva non era una malattia, ma il risultato di violenti combattimenti, insieme al collega decidemmo di aiutarlo.
Tra i vasi dei fiori esterni, costruimmo una cuccia per farlo riparare e cibo ed acqua a disposizione.
Nel giro di un mese era tornato quasi normale.
A completare la nostra opera di buon samaritani, fu un’altra nostra collega, Carmela, che volle adottarlo chiamandolo Frenki.
Finalmente, quel gattone solo e randagio, avrebbe avuto tutte le coccole mancate, che lo avevano ridotto in quelle condizioni.
Era settembre del 2016 e fino a ieri mattina quando è morto, Frenki, ha vissuto con Carmela e suo marito Alessandro, quella vita che ogni animale vorrebbe avere.
“Il mio bambino”, lo chiamava, e ogni volta che mi raccontava di lui, nei suoi occhi celesti, traspariva tutto l’amore che provava.
Quando oggi ci siamo sentite telefonicamente e piangendo mi diceva che non riesce a rassegnarsi, per non trovare più Frenki dietro la porta ad aspettarla, a camminare per le stanze della sua casa insieme ai passi felpati del “suo bimbo”, a svegliarsi la mattina e non trovarlo al posto del marito andato a lavoro, nel cuore ho avvertito un vuoto immenso.
Non sono riuscita a dirle di non piangere.
Le lacrime scendono anche a me, ricordando quel gattone dagli occhi Killer, che con tutto l’amore ricevuto in questi anni, si erano addolciti, come quelli di un amante innamorato.
Ci saranno persone che continueranno a dirle: “Dai smettila di soffrire, era solo un gatto!”, ma, chi comprende il valore del voler bene ad ogni forma di essere vivente, non fa distinzione tra uomini e animali, perché i battiti del cuore sono simili.
Continua a piangere, amica mia, continua a far scivolare quelle lacrime che hanno un valore inestimabile, per chi sa dare valore alla vita.
Posso assicurarti, che con tutto il bene che hai dato, ben presto si tramuteranno in gocce di serenità, perché nessuno è più fortunato di chi comprende e avverte l’amore.


Fino a quando non hai amato un animale
una parte della tua anima
sarà sempre senza luce

Anatole France


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SU DI ME

Isabella

Mi presento sorridendo e con un po’ d’imbarazzo, non perché sia timida, ma per quel pizzico di riservatezza che è innata nelle donne della mia età. Isabella Ferrarelli nata il 20 settembre del 1954 in un piccolo, quanto delizioso paesino della provincia di Rieti, Fara in Sabina. Un infanzia tra la natura, in una famiglia semplice in cui ognuno rispettava il suo ruolo. Prima di due sorelle. Diplomata all’istituto Professionale di Rieti in Accompagnatrice Turistica. Nel 1973 mi sono sposata e trasferita in Puglia a Francavilla Fontana, dove risiedo. Madre di quattro figli. Perché ho deciso di aprire un blog? La risposta è semplice, ogni fine giornata, in questo mio alternarsi di sentimenti , riporto su fogli e quaderni quello che ogni emozione mi lascia nel cuore. Una montagna di pezzi di diario che è la mia “storia” e vorrei condividerla. Credo nella similitudine degli esseri umani, ognuno ha la sua razione di gioia, allegria, spensieratezza… amore e non si è immuni dal dolore e le sconfitte. Il bello del vivere è proprio questo e la bellezza emerge sempre se riusciamo a trovare il meglio nelle piccole cose. La vita mi appartiene e più passa il tempo e più la chiamo per nome come non fosse una cosa astratta, “LEI” mi ha fatto credere in me stessa aiutandomi a trasformare ogni cambiamento in opportunità. Con affetto Isa